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Tra le cause meno conosciute del gonfiore delle gambe è da considerare il linfedema o edema linfatico, presente soprattutto nel sesso femminile e di solito attribuito a problemi di origine venosa. Questo tipo di gonfiore agli arti inferiori in realtà se ne discosta per alcune importanti caratteristiche:
a) è di solito indolore;
b) ad eccezione della fase iniziale, è compatto e non è comprimibile alla pressione;
c) riguarda anche le dita del piede;
d) non scompare con il riposo;
e) se non è complicato da infiammazione, la cute si mantiene chiara e liscia.

Cause

A differenza delle malattie legate al sistema venoso, la causa del linfedema è legata ad alterazioni nella progressione della linfa, liquido chiaro e ricco di cellule, che circola negli spazi interstiziali trasportando le sostanze di scarto dei tessuti e operando un’importante azione di drenaggio. Si incanala in vasi microscopici e porosi che aumentano progressivamente di calibro fino a confluire in grossi condotti afferenti al sistema venoso. Lungo il decorso di questi canali, detti vasi linfatici, sono poste delle formazioni rotondeggianti di vario numero e dimensioni, i linfonodi, vere e proprie stazioni di filtraggio e di purificazione perché grazie agli anticorpi in esse contenuti e alla moltiplicazione di particolari cellule ematiche dette linfociti, arrestano il diffondersi di germi e di altre sostanze nocive.
I linfedemi possono essere congeniti, legati ad anomalie anatomiche di varia entità che possono presentarsi alla nascita o tardivamente; o acquisiti, provocati da traumi diretti dei vasi linfatici per contusioni, schiacciamenti o fratture. Possono insorgere anche dopo interventi chirurgici che ledano la loro continuità o rendano necessaria l’asportazione di più linfonodi, come ad esempio in interventi di chirurgia oncologica a livello dell’addome o del bacino. Anche la radioterapia va annoverata tra le cause più frequenti. Cause meno gravi ma spesso misconosciute sono quelle riferibili alla scarsa mobilità: tipico il linfedema (cosiddetto da non uso) degli anziani o dei paralitici che vivono gran parte della giornata seduti a gambe penzoloni e al sovrappeso. Ricordiamo infatti che il progredire della linfa è legato all’attività muscolare e alla posizione degli arti in declività, cioè sollevati o almeno allungati.

Disturbi

disturbi presenti nel caso di gambe gonfie provocate dalla presenza di un linfedema sono legati soprattutto alla limitazione dei movimenti articolari e al senso di tensione dei tessuti, più o meno esteso a seconda che il linfedema riguardi l’intero arto o, meno frequentemente, entrambi. Diverso il quadro clinico in presenza di una delle complicanze più frequenti: l’infiammazione. La ricchezza in sostanze nutritizie della linfa stagnante la rende appetibile da parte dei numerosi germi presenti sulla nostra cute che, in presenza di ferite anche minime, quali quelle provocate da punture, lievi escoriazioni, grattamento, pedicure, guadagnano i canalicoli linfatici e, trasportati dalla corrente linfatica, tendono ad estendersi. Questo quadro è detto linfangite e si manifesta sotto forma di strisce cutanee rossastre e calde al tatto. Frequente la compromissione reattiva dei linfonodi afferenti, che si ingrossano nel tentativo di ostacolare la risalita microbica. Se la carica batterica è rilevante, l’infiammazione diventa infezione e non di rado si estende all’intero arto. Questo quadro clinico, detto eresipela, si presenta con arrossamento intenso, accentuazione dell’edema, dolore e febbre spesso elevata. Richiede l’uso non protratto di antibiotici idonei.

Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica. Vista la frequenza con cui i disturbi vengono attribuiti a malattie venose, in presenza di un edema di incerta natura è essenziale consultare lo specialista angiologo. Una corretta anamnesi consentirà di risalire alla causa scatenante ed eliminare altre possibili, eventualmente con l’uso di un eco-doppler. L’ecografia tessutale renderà conto dello spessore dell’edema e della sua consistenza, proporzionali al grado di cronicità. Nei casi di linfedema congenito, la linfoscintigrafia evidenzierà spesso la mancata formazione di settori del sistema linfatico o la loro malformazione.

Terapia

La correzione degli stili di vita è alla base di ogni programma terapeutico. Nei casi legati ad obesità e/o a sedentarietà, si metteranno in pratica corretti regimi alimentari, prevalentemente basati su diete fluide e povere di grassi, e progressiva attivazione muscolare, cominciando dalla deambulazione. Essenziale è la terapia fisica attuata con linfodrenaggio manuale eseguito da fisioterapisti specializzati, coadiuvata dalla ginnastica respiratoria e da mobilizzazione dei segmenti dell’arto. No al linfodrenaggio strumentale, spesso causa di infiammazioni. La contenzione elastica deve essere prescritta dallo specialista perché l’indicazione del grado di compressione e della misura è essenziale per il raggiungimento dei risultati. No a diuretici di forte intensità terapeutica che, con la riduzione della quota idrica possono aumentare la consistenza dell’edema. Si a drenanti di origine vegetale farmacologicamente testati.

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